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Accolto il ricorso della società che ha gestito finora il servizio. Ma Russo annuncia opposizione.
I giudici: 42 milioni alla Croce rossa. Decreto ingiuntivo per il pagamento degli straordinari.
IL DECRETO ingiuntivo è appena stato trasmesso agli uffici dell'assessorato alla Sanità. E porta con sé una mazzata per i già traballanti bilanci della Regione. Chiamata a pagare dal Tribunale di Palermo 42 milioni di euro per garantire gli arretrati del lavoro straordinario svolto dai circa 3.300 autisti-soccorritori del «118». La Croce Rossa, che aveva richiesto ai giudici l'atto, rende più aspra la battaglia che, da qualche mese, la oppone all'amministrazione di Palazzo d'Orleans. Tarda il trasferimento del servizio di ambulanza dalla Sise - la società interamente partecipata della Cri messa in liquidazione - alla Seus (di proprietà della Regione). E aumenta, giorno dopo giorno, il credito vantato dalla Croce Rossa: la cifra ha superato gli 88 milioni di euro, compresa la cifra relativa all'ultima proroga del servizio aftidata alla Sise, scaduta afine maggio.
Situazione ormai «intollerabile», per il commissario della Croce rossa Francesco Rocca, che si dice «ostaggio della Regione», e grida «all'ennesima presa in giro»: «Una prima proroga della convenzione è scaduta a fine marzo - dice Rocca - Ci sono stati chiesti altri due mesi di tempo e ci era stato garantito che entro il 31 maggio sarebbero stati fatti tutti i passaggi alla nuova società regionale. E invece ci troviamo di nuovoa gestire il servizio di fatto, con una società in liquidazione e senza alcun impegno scritto, solo per non interrompere un'attività di fondamentale utilità». Ma il danno economico, afferma ancora il commissario, «è enorme»: «La mancanza di liquidità - dice - porta a ritardi nel pagamento all'erario e agli enti previdenziali e quindi a pagare ingenti multe».
Ecco perché la Croce rossa ha deciso di rivolgersi a un tribunale per passare all'incasso. E riscuotere, intanto, i soldi da versare ai dipendenti per le ore di straordinario accumulate negli ultimi anni: era stata l'Avvocatura dello Stato, nell'autunno scorso, a chiarire che tocca alla Regione sostenere la spesa per gli straordinari.
L'assessorato alla Sanità, in realtà, per alleggerirsi di questo peso finanziario ha chiesto ai dipendenti della Sise in transito verso la nuova società di rinunciare ai compensi per lo straordinario maturato dal 2006 in poi. In cambio, l'amministrazione garantisce un aumento delle ore di lavoro (da 120 a 150 al mese per ogni dipendente) e di conseguenza anche delle indennità. Ma proprio questo iter burocratico va avanti con lentezza: sono circa 2.400 i dipendenti che hanno firmato l'accordo transattivo con il quale rinunciano agli straordinari però soltanto una ventina di amministrativi hanno siglato il contratto con la nuova società.
In questa situazione, neppure in una provincia la Seus ha potuto prendere in carico il servizio che la Croce rossa, attraverso la Sise ormai decotta, svolge con sempre maggiore insofferenza. Rocca ha scritto all'assessore alla Sanità Russo, invitandolo a disporre il trasferimento dei 42 milioni alla Croce Rossa. E annunciando nuove istanze giudiziarie per ottenere anche la liquidazione degli altri crediti vantati. Russo farà opposizione al decreto ingiuntivo. E intanto non cela l'irritazione per la mossa del commissario Rocca, che ha denunciato le inadempienze della Regione a Francesco Massicci, l'ispettore della spesa sociale che vigila sull'attuazione del piano di rientro della sanità. «La Croce rossa
- dice l' assessore - ha dimostrato di voler venire meno al principio di leale collaborazione. Quelle della Cri sono pretese ormai inesistenti, alla luce delle conciliazioni che la Sise ha già concluso con la quasi totalità dei dipendenti. In quanto ad altri presunti crediti vantati dalla Croce rossa, il commissario Rocca sa benissimo che una consistente parte non trova giustificazione nelle precedenti convenzioni o non è stato opportunamente documentato. E in ogni caso c'è sempre un giudice che potrà decidere chiharagione e chi ha torto».
Ma i ritardi nel trasferimento del servizio sono un dato certo: « Ormai - prosegue Russo - siamo a pochi giorni dalla conclusione di un complicatissimo iter procedurale». L'ultima promessa. Che non basta a Rocca: «Dopo due proroghe, l'assessore continua a non darci una data precisa entro la quale potremo svincolarci. E dove sono i 20 milioni di euro che la Regione ancora ci deve, per restare alle convocazioni firmate direttamente da Russo? Noi restiamo leali e portiamo avanti il servizio: lamentarsi non è un reato. Anche perché il rischio della bancarotta è dietro l'angolo».
Situazione ormai «intollerabile», per il commissario della Croce rossa Francesco Rocca, che si dice «ostaggio della Regione», e grida «all'ennesima presa in giro»: «Una prima proroga della convenzione è scaduta a fine marzo - dice Rocca - Ci sono stati chiesti altri due mesi di tempo e ci era stato garantito che entro il 31 maggio sarebbero stati fatti tutti i passaggi alla nuova società regionale. E invece ci troviamo di nuovoa gestire il servizio di fatto, con una società in liquidazione e senza alcun impegno scritto, solo per non interrompere un'attività di fondamentale utilità». Ma il danno economico, afferma ancora il commissario, «è enorme»: «La mancanza di liquidità - dice - porta a ritardi nel pagamento all'erario e agli enti previdenziali e quindi a pagare ingenti multe».
Ecco perché la Croce rossa ha deciso di rivolgersi a un tribunale per passare all'incasso. E riscuotere, intanto, i soldi da versare ai dipendenti per le ore di straordinario accumulate negli ultimi anni: era stata l'Avvocatura dello Stato, nell'autunno scorso, a chiarire che tocca alla Regione sostenere la spesa per gli straordinari.
L'assessorato alla Sanità, in realtà, per alleggerirsi di questo peso finanziario ha chiesto ai dipendenti della Sise in transito verso la nuova società di rinunciare ai compensi per lo straordinario maturato dal 2006 in poi. In cambio, l'amministrazione garantisce un aumento delle ore di lavoro (da 120 a 150 al mese per ogni dipendente) e di conseguenza anche delle indennità. Ma proprio questo iter burocratico va avanti con lentezza: sono circa 2.400 i dipendenti che hanno firmato l'accordo transattivo con il quale rinunciano agli straordinari però soltanto una ventina di amministrativi hanno siglato il contratto con la nuova società.
In questa situazione, neppure in una provincia la Seus ha potuto prendere in carico il servizio che la Croce rossa, attraverso la Sise ormai decotta, svolge con sempre maggiore insofferenza. Rocca ha scritto all'assessore alla Sanità Russo, invitandolo a disporre il trasferimento dei 42 milioni alla Croce Rossa. E annunciando nuove istanze giudiziarie per ottenere anche la liquidazione degli altri crediti vantati. Russo farà opposizione al decreto ingiuntivo. E intanto non cela l'irritazione per la mossa del commissario Rocca, che ha denunciato le inadempienze della Regione a Francesco Massicci, l'ispettore della spesa sociale che vigila sull'attuazione del piano di rientro della sanità. «La Croce rossa
- dice l' assessore - ha dimostrato di voler venire meno al principio di leale collaborazione. Quelle della Cri sono pretese ormai inesistenti, alla luce delle conciliazioni che la Sise ha già concluso con la quasi totalità dei dipendenti. In quanto ad altri presunti crediti vantati dalla Croce rossa, il commissario Rocca sa benissimo che una consistente parte non trova giustificazione nelle precedenti convenzioni o non è stato opportunamente documentato. E in ogni caso c'è sempre un giudice che potrà decidere chiharagione e chi ha torto».
Ma i ritardi nel trasferimento del servizio sono un dato certo: « Ormai - prosegue Russo - siamo a pochi giorni dalla conclusione di un complicatissimo iter procedurale». L'ultima promessa. Che non basta a Rocca: «Dopo due proroghe, l'assessore continua a non darci una data precisa entro la quale potremo svincolarci. E dove sono i 20 milioni di euro che la Regione ancora ci deve, per restare alle convocazioni firmate direttamente da Russo? Noi restiamo leali e portiamo avanti il servizio: lamentarsi non è un reato. Anche perché il rischio della bancarotta è dietro l'angolo».
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