Irrisolti i nodi relativi a sicurezza e strutture
ROMA- Il Sindacato dei Medici Italiani-Smi ha lanciato in queste settimane un sondaggio a campione su tutte le sedi di Continuità Assistenziale (c.a. - guardia medica) del territorio nazionale ed è emerso che la situazione è disastrosa dal punto di vista tecnologico. Appena il 40% delle sedi è informatizzato, solo il 30% ha l’ADSL. Il 60% dei medici è dotato del Pin necessario per inviare i certificati online di malattia, ma solo perché oltre ad essere una guardia medica è anche medico di famiglia. Altrimenti il dato sarebbe nettamente inferiore. Il 10% dei camici bianchi è dotato di Smart Card ma di questi l’80% non è riuscito ad accreditarsi. Il 50% dei medici sostituti è sprovvisto di Pin e Smart Card. Si conferma infine un altro dato: rimangono irrisolti i nodi relativi alla sicurezza e alla qualità delle strutture.
«Alla luce di questi dati – spiega Pina Onotri, responsabile nazionale del settore Continuità assistenziale dello Smi – pur accogliendo con sollievo i contenuti dell’ultima circolare del ministro Brunetta che rettifica e raccoglie le osservazioni dei medici, non possiamo che ribadire l’assurdità dell’obbligatorietà di un nuovo sistema di invio online dei certificati di malattia che non tiene conto della realtà dei nostri servizi sanitari sul territorio. Solo 4 ambulatori su dieci sono informatizzati, solo il 30% ha l’adls, il 50% dei medici sostituti è sprovvisto di pin e smart card. Per tutte queste queste ragioni molti dei punti proposti dallo SMI: esenzioni dalle certificazioni dei medici di guardia, del 118, e delle attività domiciliari, rimangono ancora attuali. Chiederemo agli assessori regionali di tutta Italia che il servizio di Continuità Assistenziale venga esonerato dall’invio online perchè impossibilitato per ragioni strutturali nella maggior parte dei casi, e perché rappresenta per il cittadino l'urgenza nella continuità delle cure».
«Rimaniamo oltremodo indignati – conclude Onotri – dal fatto che la maggiore preoccupazione della Politica (governo, regioni) sia quella di sanzionare chi non provvede all’invio on line dei certificati, mentre si è del tutto indifferenti al fatto che i medici di guardia lavorino spesso in condizioni strutturali, logistiche e di sicurezza scandalose, sottoposti a violenze e aggressioni, a volte, purtroppo, anche mortali. In un “Paese civile”, insieme alla cosiddetta “rivoluzione” dei certificati online, ci si sarebbe dovuti preoccupare anche di modernizzare gli ambulatori e di tutelare i professionisti che vi operano. La nostra richiesta, come medici e sindacalisti, è che i nostri colleghi possano lavorare in condizioni dignitose in postazioni di c.a. dotate dei standard adeguati di sicurezza. È una proposta di buonsenso, eppure rimane inascoltata».
«Alla luce di questi dati – spiega Pina Onotri, responsabile nazionale del settore Continuità assistenziale dello Smi – pur accogliendo con sollievo i contenuti dell’ultima circolare del ministro Brunetta che rettifica e raccoglie le osservazioni dei medici, non possiamo che ribadire l’assurdità dell’obbligatorietà di un nuovo sistema di invio online dei certificati di malattia che non tiene conto della realtà dei nostri servizi sanitari sul territorio. Solo 4 ambulatori su dieci sono informatizzati, solo il 30% ha l’adls, il 50% dei medici sostituti è sprovvisto di pin e smart card. Per tutte queste queste ragioni molti dei punti proposti dallo SMI: esenzioni dalle certificazioni dei medici di guardia, del 118, e delle attività domiciliari, rimangono ancora attuali. Chiederemo agli assessori regionali di tutta Italia che il servizio di Continuità Assistenziale venga esonerato dall’invio online perchè impossibilitato per ragioni strutturali nella maggior parte dei casi, e perché rappresenta per il cittadino l'urgenza nella continuità delle cure».
«Rimaniamo oltremodo indignati – conclude Onotri – dal fatto che la maggiore preoccupazione della Politica (governo, regioni) sia quella di sanzionare chi non provvede all’invio on line dei certificati, mentre si è del tutto indifferenti al fatto che i medici di guardia lavorino spesso in condizioni strutturali, logistiche e di sicurezza scandalose, sottoposti a violenze e aggressioni, a volte, purtroppo, anche mortali. In un “Paese civile”, insieme alla cosiddetta “rivoluzione” dei certificati online, ci si sarebbe dovuti preoccupare anche di modernizzare gli ambulatori e di tutelare i professionisti che vi operano. La nostra richiesta, come medici e sindacalisti, è che i nostri colleghi possano lavorare in condizioni dignitose in postazioni di c.a. dotate dei standard adeguati di sicurezza. È una proposta di buonsenso, eppure rimane inascoltata».
| 01.03.2011, Comunicato Stampa SMI | |
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