L'aggressore è stato arrestato e processato per direttissima. Lo SNAMI chiede un incontro urgente all'assessore alla salute, Massimo Russo.
MESSINA - Ennesimo episodio di violenza in un presidio di guardia medica. Un medico in servizio presso la guardia medica di Floresta, nella notte tra lunedì e martedì scorso, ha subito una aggressione da parte di un operario residente nel comune nebroideo. Quest'ultimo si era recato nella locale guardia medica perchè un proprio parente - pare - fosse affetto da febbre. Mentre la dottoressa di turno stava consegnando alcuni farmaci, valutando probabilmente che non fosse necessaria la visita domiciliare, è stata aggredita dal giovane venendo afferrata al collo; pare che abbia preteso in ogni caso la visita domiciliare. Quando sono intervenuti i Carabinieri, il giovane operaio era già scappato ma è stato successivamente raggiunto ed arrestato con l'accusa di violenza ad incaricato di pubblico servizio. Guaribili in pochi giorni le ecchimosi al volto e al collo riscontrate presso il pronto soccorso di Randazzo. Il giovane aggressore è stato processato per direttissima ieri dinnanzi al Giudice del Tribunale di Patti-Sezione distaccata di Sant’Agata di Militello il quale ha disposto la misura cautelare dell’obbligo di firma in Caserma due volte alla settimana.
Di fronte a questo episodio che si verifica dopo che l'ultimo accordo regionale per la continuità assistenziale aveva definito le tipologie di intervento per la prevenzione di episodi di violenza a discapito degli operatori sanitari, lo SNAMI ha distribuito attraverso il suo segretario regionale, Giancarmelo La Manna, una nota di protesta indirizzata all'assessorato alla salute siciliana.
Non sempre è possibile prevedere le reazioni delle persone di fronte ad un diniego, ma di sicuro la questione è stata finora affrontata solo sulla carta.
«Visto che nulla è stato posto in essere - si legge nella nota - di quanto concordato in sede di Trattativa Regionale in merito agli obblighi che ciascuna Azienda Sanitaria Provinciale deve adottare in termini di misure minime di sicurezza per la salvaguardia dell’incolumità dei medici di Continuità Assistenziale (art. 8 bis A.I.R. 15-10-2010), i quali svolgendo una professione molto delicata, usurante e pericolosa, ma di grande utilità per i cittadini, non possono essere più lasciati soli a fronteggiare di notte il primo intervento sanitario a scapito della loro incolumità, questa organizzazione sindacale di categoria chiede un incontro urgente ... per discutere la progettazione delle misure di sicurezza dei Presidi di Continuità Assistenziale e le sue modalità attuative».
Dopo l'aggressione del medico di Scicli «i riflettori si sono spenti - continua La Manna -, le dichiarazioni dei politici di turno sono state archiviate e noi Medici del territorio siamo stati lasciati dalle Istituzioni ancora una volta soli».
Di fronte a questo episodio che si verifica dopo che l'ultimo accordo regionale per la continuità assistenziale aveva definito le tipologie di intervento per la prevenzione di episodi di violenza a discapito degli operatori sanitari, lo SNAMI ha distribuito attraverso il suo segretario regionale, Giancarmelo La Manna, una nota di protesta indirizzata all'assessorato alla salute siciliana.
Non sempre è possibile prevedere le reazioni delle persone di fronte ad un diniego, ma di sicuro la questione è stata finora affrontata solo sulla carta.
«Visto che nulla è stato posto in essere - si legge nella nota - di quanto concordato in sede di Trattativa Regionale in merito agli obblighi che ciascuna Azienda Sanitaria Provinciale deve adottare in termini di misure minime di sicurezza per la salvaguardia dell’incolumità dei medici di Continuità Assistenziale (art. 8 bis A.I.R. 15-10-2010), i quali svolgendo una professione molto delicata, usurante e pericolosa, ma di grande utilità per i cittadini, non possono essere più lasciati soli a fronteggiare di notte il primo intervento sanitario a scapito della loro incolumità, questa organizzazione sindacale di categoria chiede un incontro urgente ... per discutere la progettazione delle misure di sicurezza dei Presidi di Continuità Assistenziale e le sue modalità attuative».
Dopo l'aggressione del medico di Scicli «i riflettori si sono spenti - continua La Manna -, le dichiarazioni dei politici di turno sono state archiviate e noi Medici del territorio siamo stati lasciati dalle Istituzioni ancora una volta soli».
| 10.03.2011, MEDPress.it |
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