il 118 in sicilia

il 118 in sicilia
In Sicilia il Servizio Urgenza Emergenza Sanitario "S.U.E.S. 118", attivato in maniera sperimentale e provvisoria l' 11 Agosto 1997, è dotato di quattro Centrali Operative interprovinciali presso le provincedi Palermo, Catania, Caltanissetta e Messina. Ogni C.O. è provvista di una rete telefonica sanitaria dedicata solo alla emergenza (118) e indipendente da quella ordinaria, con venti linee dhe afferiscono a cinque posti di operatori; dispone inoltre di una rete privata virtuale dedicata (RPV) che le collega fra loro, con tutti i pronto soccorso e con tutti i reparti dell'area critica degli ospedali dell'Isola (Rianimazioni, Unità coronariche, Neurochirurgie, etc.); ognuna di esse è fornita inoltre di un sistema di registrazione automatico di tutte le telefonate che vi afferiscono. Le Centrali Operative, ciascuna per il proprio bacino, sono raggiungibili dall'utenza componendo il numero telefonico unico e gratuito 1-1-8.

lunedì 6 giugno 2011

Rissa al Consiglio comunale Intervenuto il 118


di Markez
palazzo delle aquile
5 giugno 2011 - A Palermo seduta burrascosa del Consiglio comunale la notte scorsa. All’ordine del giorno l’aumento della Tarsu che consentirebbe di trovare le risorse per pagare gli stipendi agli operai della Gesip.
Un consiglio ad altissima tensione tanto che si è sfiorata la rissa tra il presidente Alberto Campagna e il consigliere Cesare Mattaliano, dell’Italia dei Valori. Uno scontro verbale dai toni accesi che ha provocato un malore al consigliere Mattaliano, trasportato in ospedale. I medici lo stanno tenendo sotto osservazione.
Stamane rissa tra il consigliere comunale Pietro Vallone, del Pid, e Giuseppe Milazzo, del Pdl. Vallone era stato accusato dalla maggioranza, insieme a Francesco Palma e Orazio Bottiglieri, di non aver fatto raggiungere il numero legale.

Anche in questo caso lo scontro interno alla maggioranza ha provocato l’intervento degli operatori del 118 per soccorrere Vallone, che ha accusato un malore.  A quanto emerge da alcune indiscrezioni, in una delle due sedute un consigliere avrebbe preso in mano un vaso e fatto il gesto di lanciarlo a qualcuno. Il consiglio comunale è stato rinviato a stasera. Difficile che si possa raggiungere il numero legale.

sabato 4 giugno 2011

Acate, il Pd protesta per i continui "fermi tecnici" dell'ambulanza del 118

Per circa un mese il servizio assicurato da altre postazioni


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Scritto da Emanuele Ferrera   
Giovedì 02 Giugno 2011 - 18:04
altACATE - Da qualche giorno l’ambulanza del Presidio 118 si trova nuovamente davanti alla Guardia Medica di Via Vittorio Veneto, ma il Coordinamento cittadino del Partito Democratico, deluso per il ripetersi dei cosiddetti “fermi tecnici”, ha inviato ugualmente una nota All'Assessore Regionale alla Sanità, al Direttore dell'A.S.P, al Prefetto di Ragusa, Francesca Cannizzo e all' On. Digiacomo componente Commissione Regionale Sanità.
“Per più di un mese Acate è stata privata del Presidio del 118, che è stato dichiarato in fermo tecnico. Il motivo per cui la nostra cittadina paga il prezzo della mancanza di un servizio indispensabile, è causato dal guasto dell'unica ambulanza della città di Vittoria (già il fatto che in una città di più di 60.000 abitanti come è Vittoria, ci sia solo un'ambulanza è di per sé molto grave, se consideriamo che in quella città il 118 effettua circa 300 interventi mensili).Non è la prima volta che una situazione di questo tipo – continua il Pd - si verifica ad Acate, che viene considerata come una “ruota di scorta”, per ovviare a dei problemi che non la riguardano direttamente, causando notevoli ritardi nei soccorsi e mettendo in difficoltà il personale sanitario che, non conoscendo bene la toponomastica del territorio del comune di Acate, non può rispettare le tempistiche di soccorso”.

118, l'esperienza siciliana un modello per l'Italia

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Gazzetta del Sud
Ed. del 02.06.2011 - pag. 26
n.d.
Articolo letto 59 volte
Un convegno del sindacato Medici italiani si svolgerà lunedì con l'assessore Russo

TAORMINA - Il 118 siciliano, e in particolare quello messinese, visto come un modello per l’intera Italia. Se ne parlerà, con l’assessore regionale alla Sanità Massimo Russo, lunedì 6 giugno Taormina, nel Palazzo dei Duchi di Santo Stefano, nel corso di un convegno organizzato dal Sindacato medici italiani che intende analizzare la realtà isolana dal piano di rientro al riordino del sistema, attraverso la riorganizzazione del servizio di emergenza-urgenza.
Dalla sua istituzione, il 118 ha contribuito a notevoli risparmi sul fronte della spesa pubblica: senza esso la drastica riduzione dei posti letto ospedalieri, passati negli ultimi trent’anni da dieci per mille abitanti a tre, non sarebbe stata possibile. La sempre maggiore fiducia dei cittadini nei confronti del 118, poi, è dimostrata dall’impennata del numero delle chiamate: 30 milioni in un anno, il 50% in più nell’ultimo decennio.
«Il convegno - ha spiegato Salvo Calì, segretario nazionale dello Smi - è l’occasione per analizzare il percorso di proposte e interventi che ha visto in prima linea il Sindacato medici italiani e sta consentendo in Sicilia di centrare gli obiettivi di riduzione dei costi fissato dall’assessore Russo, garantendo al contempo l’aumento delle ambulanze medicalizzate e quindi la qualità del servizio.
A ciò si è giunti, come dimostra l’esperienza di Messina, che proponiamo come modello all’intera Italia, grazie all’impiego di personale medico dedicato e di alta professionalità specifica nel settore dell’emergenza-urgenza, al quale è stato garantito un ruolo attivo nella gestione del sistema, ottimizzando la funzionalità della Centrale Operativa».
Il convegno prenderà il via alle 9. Dopo un’introduzione di Rosalba Muratori e Salvatore Valore, rispettivamente presidente e segretario regionale dello Smi, prenderanno la parola Enzo Picciolo, responsabile regionale Emergenza del sindacato (parlerà su Il Sistema emergenza urgenza in Sicilia) e Gina Mollica, direttore del Dipartimento cure primarie dell’Asp 5 di Messina (Il 118 in provincia di Messina).
Interverranno poi Mirella Triozzi (Il sistema nazionale integrato) e Fabiola Fini (Le criticità nazionali), entrambe responsabili nazionali Emergenza della Smi. Ad affrontare il tema della formazione del personale dell’emergenza saranno poi il rettore dell’Università di Palermo Roberto Lagalla (La specializzazione in medicina di emergenza e urgenza) e il preside di Medicina dell’ateneo catanese, Francesco Basile (Corso master universitario: la formazione e il 118) .
Delle Prospettive legislative del passaggio alla dipendenza dei medici del 118 in Sicilia, parlerà poi Giuseppe Laccoto, presidente della Commissione Sanità dell’Arso Il presidente della Commissione Affari sociali della Camera, Giuseppe Palumbo, illustrerà la relazione conclusiva della Commissione parlamentare sul sistema di emergenza-urgenza in Italia. Le conclusioni saranno di Salvo Calì, segretario nazionale del Sindacato dei medici italiani.

Ospedale, con Augusta è battaglia legale sui reparti da trasferire

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Gazzetta del Sud
Ed. del 03.06.2011 - Siracusa - pag. 37
Silvio Breci
Articolo letto 35 volte
La decisione al Tar di Palermo

LENTINI - Ha inevitabilmente finito con il coinvolgere anche Lentini la protesta dei cittadini di Augusta a difesa dell’ospedale Muscatello e contro ogni suo paventato ridimensionamento a tutto vantaggio di quello di Lentini. Sulla vicenda ieri sono intervenuti il sindaco Alfio Mangiameli e l’assessore alla Sanità Paolo Censabella.
«Prima di tutto - scrivono in una nota - esprimiamo grande sorpresa e molta amarezza per il fatto che l’ospedale di Lentini venga additato come causa dei problemi del Muscatello di Augusta. Ai cittadini megaresi va tutta la nostra solidarietà, così come al sindaco di Augusta Massimo Carrubba,
anch’egli ingiustamente contestato. Ci auguriamo per il futuro che le pur legittime proteste dei cittadini di Augusta rimangano sempre dentro i confini della correttezza democratica».
Tra i motivi della protesta e della contesa tra Augusta e Lentini la prevista riapertura dei reparti di ostetricia e ginecologia e di pediatria nel nuovo ospedale di Lentini, ormai prossimo a entrare finalmente in funzione dopo quasi un ventennio di attesa. «Nessuno può pensare – scrivono Mangiameli e Censabella - che il nuovo ospedale di Lentini, prossimo all’apertura, possa essere svuotato di reparti che gli competono così come previsto dal decreto dell’assessore alla Sanità e della giunta regionale».
Come si ricorderà, nelle scorse settimane, accogliendo favorevolmente le argomentazioni esposte dall’amministrazione comunale di Lentini, costituitasi in giudizio insieme all’Azienda Sanitaria Provinciale e all’assessorato regionale della Salute, i giudici della sezione catanese del Tar hanno deciso di rimettere ai colleghi di Palermo la trattazione del ricorso presentato dal Comune di Augusta contro il decreto dell’assessore Massimo Russo. Il decreto 753/2010 prevede appunto la riapertura, presso l’ospedale civile di Lentini, dei reparti di ostetricia e ginecologia e di pediatria trasferiti l’anno scorso al Muscatello. Tramite i propri legali il Comune ha eccepito l’incompetenza del Tar di Catania, essendo, quello all’esame dei giudici amministrativi, un ricorso contro un decreto regionale la cui competenza è invece del Tar di Palermo. Augusta avrebbe per il momento ottenuto assicurazioni circa la sospensione di qualsiasi trasferimento di reparti in attesa del pronunciamento del Tar di Palermo sul ricorso presentato dal Comune di Augusta avverso il decreto dell’assessore regionale Massimo Russo.

Batterio killer, duemila contagiati. «E' una variante nuova e tossica»

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Corriere della Sera
Ed. del 03.06.2011 - pag. 2
Luigi Offeddu
Articolo letto 30 volte

La Russia ferma l'importazione di ortaggi. La Ue: inaccettabile
BRUXELLES - Questa è l’ultima conta, di ieri sera: l’assassino che colpisce sangue e reni ha già colpito circa duemila volte in Europa, in 9 giorni. E ucciso 18 persone: 1 in Germania, una in Svezia, forse un’altra ancora in Francia. Niente contagi in Italia, almeno finora. Di lui, del batterio intestinale derivato dal ceppo «Escherichia coli», ad ogni ora che passa si sa molto di più, ma quel «di più» non fa che produrre nuova paura, o psicosi: primo, l’assassino non è più un fantasma, è stato identificato nei laboratori e «battezzato» come «0104:H4»; ma è probabilmente la prima volta che compare fra noi perciò sembra ancora più pericoloso: come certifica l’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, questa è infatti una variante «nuova, estremamente contagiosa e tossica» dell’Escherichia coli, un ceppo «molto raro» che finora non era mai stato individuato in un’epidemia; terzo, come invece attestano alcuni scienziati cinesi che hanno decodificato il suo genoma, in questo stesso batterio o mix di batteri vi sono diversi geni resistenti agli antibiotici e ciò rende «estremamente arduo» il trattamento antibiotico di un paziente colpito dal contagio.
Parere condiviso dal Centro europeo di prevenzione e controllo delle malattie. Infine, la maggior parte dei casi sarebbe stata registrata fra gli adulti, e con una prevalenza fra le donne. E vi sarebbe qualche possibile «parentela» genetica con un altro batterio identificato nella Repubblica Centrafricana.
Qui si fermano le certezze, o quasi. E ricominciano i dubbi: è ancora l’Oms a spiegare che è «molto difficile» stabilire la virulenza effettiva di questo killer; e mentre sembra definitivamente escluso che tutto sia stato originato dai cetrioli spagnoli o portoghesi (Spagna e Portogallo dicono ora di voler chiedere i danni, non si sa se all’Unione Europea o al governo tedesco), la fonte prima del contagio resta un mistero. Così come la ragione per cui il Paese preso di mira più di tutti gli altri sia la Germania, e soprattutto il Nord della Germania nella regione di Amburgo. Gran parte dei contagiati abitavano infatti in quella nazione, o vi avevano appena compiuto un viaggio.
Gli altri Paesi finora coinvolti sono otto, forse nove: Svezia (46 contagi e un morto), Danimarca (17 contagi), e poi Gran Bretagna, Francia, Olanda, Norvegia, Spagna, Svizzera, Austria. Ma non si sa ancora perché il contagio segua questi percorsi, e perché tanti altri Paesi siano stati invece risparmiati. «Nessun rischio per l’Italia», è comunque il messaggio che giunge dall’Istituto superiore di sanità, con l’invito reiterato ad applicare le normali norme igieniche quotidiane: «Lavare bene gli alimenti, sbucciare possibilmente le verdure e non contaminarle con carne cruda». Nonostante tutte le rassicurazioni, i sintomi di una psicosi incombente cominciano però a manifestarsi un po’ dovunque. E a volte, basta una parola o una sigla ad alimentarli: come «Seu», o «sindrome emolitico-uremica», l’arma con cui il batterio colpisce l’organismo dei contagiati.
Davanti a una situazione così incerta, c’è anche chi ha pensato bene di adottare la misura estrema di precauzione: la Russia ha decretato il blocco di tutte le importazioni dalla Ve di legumi e ortaggi in genere. Immediata la risposta di Bruxelles, che con una lettera ha chiesto il ritiro dell’embargo (solo per l’Italia, secondo dati della Coldiretti, il danno potenziale si aggirerebbe sui 4,4 milioni di euro all’anno). Quella russa, dice la Commissione Europea, è una reazione «sproporzionata e inaccettabile». Mosca però non sembra intenzionata a cedere: e così, le tensioni commerciali si sovrappongono alla paura del contagio. Sempre da Bruxelles è giunta anche una parola di moderazione contro tutte le ondate di panico: «La situazione è preoccupante per la zona a Nord della Germania e non per tutta l’Europa - ha spiegato all’agenzia Ansa la direttrice generale della sanità della Commissione Europea, l’italiana Paola Testori Coggi – siamo in costante contatto con le autorità tedesche per scoprire la fonte della contaminazione. Tutte le persone che si sono ammalate vengono da quella zona. .. Chiunque si deve recare per lavoro nella zona di Amburgo deve seguire regole severe di igiene e fare attenzione a ciò che mangia, mentre nel resto dell’Ue valgono le regole di base».

Il mistero della malattia venuta dal cibo la minaccia nascosta negli hamburger

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La Repubblica
Ed. del 03.06.2011 - pag. 13
Maurizio Ricci
Articolo letto 139 volte

Il "fratello" del nuovo virus fa ogni anno 600 vittime negli Usa
Il clandestino più pericoloso d’Europa ha un nome: 0104: H4. E una carta d’identità genetica, sufficiente a distinguerlo dai suoi 171 fratelli noti. La mutazione che lo ha generato aggiunge, infatti, una nuova inaspettata casella ad un album di famiglia che abbiamo esplorato a fondo.
Da quando Theodor Escherich, alla fine dell’800, lo ha individuato, l’Escherichia coli è il batterio più studiato al mondo, protagonista immancabile di qualsiasi esperimento di laboratorio che preveda la presenza di un batterio. L’E. coli è, del resto, molto comune e, soprattutto, sappiamo sempre dove trovarlo. Ognuno di noi ne espelle ogni giorno fra i 100 miliardi e i 10 mila miliardi di cellule e altrettanto fanno uccelli e mammiferi. Questi microscopici bastoncelli sono da sempre compagni di viaggio di tutti gli animali a sangue caldo: vivono nella parte bassa dell’intestino, ad una temperatura di 44,5gradi e hanno una funzione cruciale per la digestione. Al contrario di altri batteri, all’esterno non si riproducono, ma possono contaminare acqua e cibi. Se ci hanno insegnato fin da piccoli a lavarci le mani prima di mangiare e a lavare con cura frutta e verdura è, anzitutto, per l’ubiquità dell’E. coli.
Come tutte le famiglie numerose, infatti, nei batteri scoperti da Theodor Escherich non mancano le pecore nere. Alcuni tipi possono determinare infezioni urinarie, meningiti, peritoniti, setticemia e polmonite. Ma l’effetto classico è la diarrea. Alcuni ceppi di E. coli, infatti, producono tossine, una delle quali è molto simile a quella del colera. Si attacca alle cellule dell’intestino, vi penetra, le stimola a produrre acqua e induce la dissenteria. Di solito la cosa si ferma qui. Ma degli oltre 170 ceppi di E. coli, almeno una cinquantina possono essere molto più devastanti. Il principale è un fratello assai stretto di 0104: H4, come dimostra il suo nome, O107: H7. Basta ingerire 100 batteri di 0107 per scatenare una violenta diarrea emorragica. Come 1’0104 che ci troviamo di fronte in questi giorni, anche 0107 secerne una tossina (si chiama SIX-2), che blocca la produzione di proteine e può attaccare i reni.
La storia di 0107, mentre guardiamo il progredire in Europa del suo fratello più giovane, fa venire i brividi. Isolato, per la prima volta negli Usa, nei 1982, questo ceppo di E. coli non viene né dai cetrioli, né dai legumi, ma dagli hamburger. Nel 1991, quattro bambini morirono per aver mangiato gli hamburger della catena «Jack in the box». Da allora, le regolamentazioni sanitarie sono diventate più stringenti. Ma, in realtà, in America, ogni anno oltre 70 mila persone vengono infettati da 0107. E 600 muoiono. Non per caso, spesso, o per fatalità. Dell’0104 europeo, ancora non sappiamo. Ma dell’0107 sappiamo che è il lato oscuro delle multinazionali del cibo. Nel 2007, una ragazza di 22 anni, Stephanie Smith, istruttrice di danza per bambini, cenò con insalata, patate al forno e un hamburger, comprato congelato al supermercato. L’azienda produttrice, la Cargill, un gigante del cibo mondiale, dichiarava nell’etichetta che si trattava di carne Angus di prima qualità. Invece, ha accertato il New York Times, si trattava di ritagli di mattatoio e di un frullato di carcasse di animali che venivano dai posti più disparati: dal Nebraska all’Uruguay. In questo modo, la Cargill riusciva a risparmiare il 25 per cento su quello che avrebbe speso per carne buona.
Ma Stephanie, dopo aver mangiato quell’hamburger ha cominciato ad avere prima crampi allo stomaco, poi diarrea emorragica, poi svenimenti, finché non è stata ricoverata in ospedale. I medici, riscontrato l’avvelenamento, per fermare le convulsioni sempre più forti, hanno dovuto metterla in coma per nove settimane. Quando Stephanie si è svegliata, non poteva più camminare: l’infezione aveva colpito il sistema nervoso e aveva paralizzato le gambe.

OMS. Rischio di cancro dall'uso smodato del telefonino

Le News di MEDPress.it... Le News di MEDPress.it

Finora vi era solo il sospetto che le radioazioni non ionizzanti fossero dannose. Adesso esistono evidenze per due patologie tumorali.
MEDPress.it | Pubblicato il 01.06.2011 | Articolo letto 210 volte      
OMS. Rischio di cancro dall'uso smodato del telefonino
ROMA - Un gruppo di 31 esperti dell'International Agency for Research on Cancer, agenzia che fa capo all’OMS, ha segnalato il possibile rischio che il cellulare sia cancerogeno. In particolare sono stati rilevati i rischi prodotti dai campi elettromagnetici e al momento esistono evidenze solo per il glioma, un particolare tipo di tumore cerebrale maligno, e per il neuroma acustico, un tumore benigno. Sono state fornite alcune raccomandazioni per ridurre l'esposizione ai campi elettromagnetici a radiofrequenza, per esempio utilizzando gli auricolari o preferendo gli sms alle telefonate. Ma il problema era già stato da tempo oggetto di studio anche in Italia - fanno notare i pediatri della FIMP -, posto l'elevato numero di cellulari su tutto il territorio nazionale, e sull’uso, spesso eccessivo, che se ne fa anche fra i bambini. Le uniche segnalazioni riguardavano tuttavia i rischi legati alle emissioni delle antenne dei ripetitori.
In un comunicato stampa della FIMP, il principale sindacato dei medici pediatri italiani, viene sottolineato come l’atteggiamento dimostrato in passato su questa questione è sempre stato di prudenza. «Finora il mondo della pediatria, - si legge nella nota - in assenza di prove scientifiche dimostrate, aveva consigliato un uso prudente di questi dispositivi, almeno tra i bambini, soprattutto evidenziando gli aspetti sociali dovuti all’uso improprio (a scuola, in luoghi pubblici, la dipendenza da SMS e chat)».
«Da un punto di vista tecnico, i cellulari, così come i forni a microonde ed altri dispositivi elettrici di uso comune, emettono radiazioni non ionizzanti, onde troppo deboli per danneggiare direttamente il DNA e causare il cancro».
Quindi il mondo scientifico ha sempre sottolineato che in atto non esiste un meccanismo biologico noto in grado di spiegare come le radiazioni non ionizzanti siano capaci di provocare il cancro o altri problemi fisici.
«Ora, - ha dichiarato Giuseppe Mele, presidente della FIMP - anche se il gruppo di esperti non ha fornito specifiche raccomandazioni ai consumatori, noi, come pediatri, di fronte alla sempre maggiore diffusione di campi elettromagnetici e il maggiore tempo di esposizione, secondo un principio di precauzione, proponiamo alcuni suggerimenti da dare ai genitori, in attesa che l’OMS possa dare indicazioni più accurate sulla sicurezza di queste apparecchiature». Le raccomandazioni e i consigli che vengono elencati dai medici pediatri della FIMP sono i seguenti:
1. Non usare coperte elettriche o altri dispositivi elettrici nel luogo dove si dorme (ad esempio la luce notturna sul comodino);
2. Controllare dove si trova l'interruttore centrale ed il salvavita e non dormire vicino ad esso;
3. Non passare troppo tempo vicino ad apparecchiature elettroniche accese (ad esempio la sveglia sul comodino);
4. Non lasciare che i bambini guardino la cottura del cibo all'interno del forno a microonde;
5. Tenere il router wi-fi il più lontano possibile dai vostri familiari, mettendolo in un cassetto o in un armadio;
6. Tornare al telefono fisso e liberatevi del cordless in casa;
7. Non dare i cellulari ai bambini;
8. Usare un auricolare a filo e non un dispositivo bluetooth.
«Anche se non sono raccomandazioni scientifiche - conclude Mele -, sono “consigli” che lascio al buonsenso delle famiglie». «Ricordiamo che in Francia - conclude la nota della FIMP - è da tempo in atto una campagna di sensibilizzazione sul possibile rischio legato alle radiazioni non ionizzanti, alla diffusione dei cellulari tra i bambini, e alla necessità di ridurre quanto possibile la quantità di radiazioni assunte, in attesa di una sicura dimostrazione della loro innocuità».

giovedì 2 giugno 2011

Spostamento 6 operatori 118 da Centuripe ad Adrano la Seus replica a Uil

Filippo Pace, coordinatore dei Rapporti istituzionali e con i media della Seus, relativamente lo spostamento di 6 operatori del “118” da Centuripe ad Adrano (Catania), replica alla Uil:
“Lo spostamento temporaneo di 6 operatori del “118” da un Comune dell’Ennese, Centuripe, a uno della provincia di Catania, cioè Adrano, non presenta alcuna irregolarità ed è avvenuto nel pieno rispetto degli accordi sindacali”. Lo afferma Giorgio Maria Vinciguerra, direttore generale della Seus, la società consortile che gestisce il servizio di emergenza- urgenza “118” in Sicilia, replicando a Giuseppe Adamo, segretario provinciale della Uil, che aveva parlato di “disagio per gli operatori”. Vinciguerra, che oggi ha incontrato personalmente gli operatori nella postazione di Adrano, sottolinea che “lo spostamento non si configura come trasferimento poiché i circa 18 chilometri di distanza tra la postazione precedente (Centuripe) e quella successiva (Adrano) sono inferiori ai 30 km previsti come tetto massimo in base agli accordi con i sindacati. Rispettando questi limiti, come la Seus ha sempre fatto, è consentito pure lo spostamento interprovinciale”. Infine dalla Seus sottolineano che lo spostamento di quegli operatori “è in ogni caso temporaneo e nelle more della graduatoria che stiamo predisponendo a livello regionale”.

http://www.vivienna.it/2011/06/01/spostamento-6-operatori-118-da-centuripe-ad-adrano-la-seus-replica-a-uil/

Fazio, da medici famiglia piccole emergenze per svuotare pronto soccorso

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ADNKronos Salute
Ed. del 31.05.2011
n.d.
Articolo letto 51 volte

Roma, 31 mag. (Adnkronos Salute) - Spostare le piccole emergenze dall'ospedale al territorio, facendole prendere in carico ai medici di famiglia, per ridurre gli accessi impropri ai pronto soccorso. Su questo progetto sta lavorando il ministero della Salute, come ha spiegato oggi il ministro Ferruccio Fazio, durante la presentazione di un sondaggio sugli stili di vita degli italiani e di una nuova trasmissione tv dedicata alla salute.
«Il progetto si inquadra nella direzione - afferma Fazio - di rendere il sistema sanitario meno ospedalocentrico e coinvolgere i medici di medicina generale sul territorio, facendogli gestire una parte delle emergenze del pronto soccorso», per esempio i codici bianchi.

L'Asp concede il terreno per l'elisuperficie

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La Sicilia
Ed. del 01.06.2011 - Enna - pag. 33
Carmelo Pontorno
Articolo letto 56 volte
Sarà affidato in comodato d'uso al Comune affinché realizzi la struttura che consenta le operazioni di soccorso

LEONFORTE - Per dare un quadro completo di quella che è la realizzazione dell’elisuperficie nei pressi dell’ospedale “Ferro-BrancifortiCapra” di Leonforte,l’Asp di Enna, preso atto della richiesta del sindaco Pino Bonanno e della delibera del Consiglio comunale di Leonforte, che ha inserito il progetto nel piano triennale delle opere pubbliche, ha emesso una nota che riportiamo. Il funzionario responsabile dell’Asp, Antonella Sanzarelli, informa: «La direzione aziendale dell’Asp di Enna rende noto di avere concesso in comodato d’uso gratuito al Comune di Leonforte parte del terreno sito in Contrada San Giovanni, di pertinenza del Presidio Ospedaliero “Ferro-Branciforti-Capra”, per la realizzazione dell’elisuperficie. Il 18 marzo scorso, il sindaco di Leonforte, il dottor Pino Bonanno, individuata l’area occorrente per l’elisuperficie, aveva presentato la richiesta al direttore generale Nicola Baldari. Con atto deliberativo, la Direzione dell’Asp ha ritenuto la realizzazione dell’elisuperficie un atto di valenza di pubblico servizio utile a soddisfare situazioni di emergenza e ha perciò immediatamente accolto la proposta, attestando l’inalienabilità per dieci anni dalla realizzazione dell’opera».
Anche se nessuno si vuole illudere che tutti i problemi legati al futuro del Fbc di Leonforte, in particolare quelli di Ginecologia e Ostetricia, siano risolti,l’univocità delle voci del Comune di Leonforte, che ha varato il progetto e che aspetta il finanziamento della Regione Sicilia, e l’immediato intervento dell’Asp, che ha tenuto a precisare la sua piena disponibilità, fanno sperare che le cose cambino in meglio. E che il nosocomio leonfortese ritorni ad espletare le funzioni che svolge da parecchi decenni a favore di tanta gente e, come spesso viene ricordato, degli oltre 40 mila utenti di Leonforte, Assoro, Agira, Nissoria e Regalbuto ed anche Gagliano Castelferrato.

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Il fumo nella storia
Attivo o passivo, il fumo occupa un posto eminente nella storia della medicina. Da dove proviene il vizio del fumo? [...]
Fumo e fumo passivo
Uno studio, pubblicato sulla rivista Neuropsychopharmacology, ha dimostrato che a rimetterci sono sempre i bambini, anche se non sono ancora venuti alla luce. Con il commento del Dott. Paolo Noschese [...]
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Rimuovere i graffi dai cd in cinque minuti


Eccovi alcuni metodi casalinghi, mediante i quali dovreste essere in grado di rimuovere i graffi dalla superficie dei cd.Le superfici dei cd o dei dvd sono molto delicate. Infatti, basta una scorretta conservazione, ed ecco che la superficie di esso si striscia. Se avete sperimentato tutto quanto era nelle vostre conoscenze, ma non avete ancora risolto il problema, vi indichiamo altri metodi, mediante cui dovreste essere in grado di rimettere in sesto i vostri cd o dvd. Tuttavia, sia bene chiaro, quelle sotto riportate devono essere intese come "ultime spiagge", ossia soluzioni utilme al problema, cui ricorrere soltanto quando non c'è proprio più niente da fare. Di conseguenza, non ci assumiamo nessuna responsabilità nel caso in cui non riusciste a pervenire al risultato sperato. In sostanza, non vi assicuriamo che i vari metodi proposti possano effettivamente funzionare. Primo metodo – Il dentifricio Cosa vi serve: Un cd da pulire Dentifricio (possibilmente a pasta bianca e non colorata, senza granuli) Acqua di rubinetto Un batuffolo di cotone Un panno morbido Dieci minuti di tempo Sul mercato esistono dei costosissimi kit di riparazione, ma con questo metodo non servono. Prendiamo il supporto da pulire e mettiamoci sopra del dentifricio. Con un batuffolo di cotone leggermente inumidito (o con le mani, se preferite) spalmiamo per bene il dentifricio lungo tutta la superficie del cd, anche se ne è strisciata solo una piccola parte. Lasciamo agire il dentifricio per cinque minuti. Quindi prendiamo il cd e, sotto l’acqua corrente, togliamo con le mani ogni residuo di dentifricio. Quando abbiamo rimosso tutto il dentifricio, asciughiamo il supporto con un panno morbido e, voilà, la superficie ora è ben levigata! Ovviamente, devo ricordarvi che se la superficie presenta graffi profondi, questi potrebbero non venir via, neppure se lasciaste agire il dentifricio per giorni e giorni. Secondo metodo – La banana E' possibile rimuovere i graffi dai cd anche con questo frutto esotico, ma la procedura è un po’ più lunga. Cosa vi serve: Un cd da pulire Un pezzo di banana (con la sua buccia, da utilizzare in seguito) Un panno morbido Acqua di rubinetto Quindici minuti del vostro tempo Prendiamo il supporto da pulire e strofiniamoci sopra la polpa della banana con movimenti circolari. E' necessario strofinare tutta la superficie del cd. Lasciamo agire la polpa sul support per 5 minuti. Ripuliamo la superficie con la parte interna della buccia . Laviamo il supporto con acqua e asciughiamolo con un panno morbido.Anche per quanto riguarda questo metodo, è nostro dovere segnalare che i graffi molto profondi potrebbero non sparire, anche dopo giorni e giorni di duro lavoro.

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