La Repubblica - 24.11.2009
Ed. del 24.11.2009 - Palermo - pag. IV
Sonia Papuzza
Il professor Francesco Vitale esclude che la tragedia si possa ricondurre alla somministrazione della dose
L'esperto: "Tranquilli, nessun rischio nel siero c'è solo una proteina innocua"
VACCINO sì,vaccino no. Dopo la morte della donna di Agrigento che si era appena fatta iniettare il siero, i dubbi sul da farsi, già forti fra medici e gente comune, crescono e rischiano di sfociare in psicosi. Ma è possibile che la morte della donna sia stata causata dal vaccino? Lo esclude con decisione Francesco Vitale, docente di Igiene e Medicina preventiva nonché coordinatore siciliano della rete Influnet: «Pur non avendo esaminato il caso in questione - dice - devo escludere che il decesso sia collegato al vaccino».
Come fa a esserne così sicuro?
«Nel vaccino non c'è il virus per intero. Viene immesso nel siero soltanto l'antigene dell'emaglutinina, una proteina del virus che da sola è del tutto innocua perché dal punto di vista biologico è inerte. La sua unica funzione è quella di attivare il sistema immunitario. In pratica, non si inietta il virus vero e proprio ma un suo elemento esterno che provoca la reazione del sistema, senza la pericolosità del virus».
La donna agrigentina è arrivata in ospedale con l'influenza A. Il vaccino può non avere avuto effetto, essere stato cioè inutile?
«La signora è stata sfortunata. Evidentemente aveva già contratto il virus prima di vaccinarsi. Quandol'influenza A si è manifestata, ha coinvolto anche l'apparato respiratorio. Il fatto è che la risposta immunitaria determinata dal vaccino arriva dopo circa sette o dieci giorni da quando viene inoculato. E protegge dai contagi che arrivano dopo quella data. Ma se il virus è già nel corpo prima della somministrazione del siero, non c'è molto da fare». Il vaccino può aggravare la manifestazione del virus? «No, è escluso. Ripeto, è solo una sub-unità, un antigene esterno».
Quali sono le controindicazioni del vaccino?
«Oltre a eventuali arrossamenti e bruciori, può provocare una reazione febbrile che però non è causata dall'agente infettivo: è di tipo specifico, dovuta a uno qualsiasi dei componenti del prodotto. Come in qualsiasi altro caso di vaccino».
24.11.2009 Sonia Papuzza
http://www.medpress.it/rass_stampa/rstampa.php?id=2784
il 118 in sicilia
In Sicilia il Servizio Urgenza Emergenza Sanitario "S.U.E.S. 118", attivato in maniera sperimentale e provvisoria l' 11 Agosto 1997, è dotato di quattro Centrali Operative interprovinciali presso le provincedi Palermo, Catania, Caltanissetta e Messina. Ogni C.O. è provvista di una rete telefonica sanitaria dedicata solo alla emergenza (118) e indipendente da quella ordinaria, con venti linee dhe afferiscono a cinque posti di operatori; dispone inoltre di una rete privata virtuale dedicata (RPV) che le collega fra loro, con tutti i pronto soccorso e con tutti i reparti dell'area critica degli ospedali dell'Isola (Rianimazioni, Unità coronariche, Neurochirurgie, etc.); ognuna di esse è fornita inoltre di un sistema di registrazione automatico di tutte le telefonate che vi afferiscono. Le Centrali Operative, ciascuna per il proprio bacino, sono raggiungibili dall'utenza componendo il numero telefonico unico e gratuito 1-1-8.
martedì 24 novembre 2009
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La Repubblica - 24.11.2009
Ed. del 24.11.2009 - Palermo - pag. IV
Fabio Russello
Muore di influenza A dopo il vaccino
La talassemia, il diabete, una febbre altissima: giallo ad Agrigento
AGRIGENTO. Gisella, la donna di 45 anni morta domenica pomeriggio all'ospedale di Agrigento per le complicazionicausate dall'influenza A, aveva paura del virus. Temeva che l'H1N1 potesse aggravare le malattie che la affliggevano fin dalla nascita. Una paura che aveva esternato ad alcune delle amiche che periodicamente incontrava nel reparto di Ematologia dell'ospedale di Agrigento, dove andava per sottoporsi a un rito che tutti i talassemiei conoscono: la trasfusione di sangue. Durante quelle ore con l'ago conficcato nelle vene per permettere la "ricarica" di globuli rossi puliti, raccontava - non più di dieci giorni fa - della sua paura e soprattutto della sua intenzione di sottoporsi alla vaccinazione contro il virus. «Con tutti i malanni che ho - spiegava alle sue compagne del centro trasfusioni di Agrigento, quasi per esorcizzare il pericolo - mi manca solo l'influenza A».
Del resto la donna era un soggetto a rischio e ne era perfettamente consapevole: aveva la talassemia, il diabete, problemi alle ossa causati nell'infanzia proprio dall'anemia mediterranea che le rendevano difficile camminare. Anche le sue condizioni psicologiche non erano ottimali dopo le vicissitudini sentimentali che nel 2006 l'avevano portata alla separazione dal marito, un giovane rumeno conosciuto qualche anno prima. Con i problemi di salute, Gisella era abituata a convivere sin da bambina. Ecco perché la decisione, la scorsa settimana di vaccinarsi contro il virus A.
Si teneva costantemente informata sui rischi dell'influenza per i soggetti già alle prese con patologie croniche come le sue. Solo che probabilmente aveva avuto un'esitazione prima di rivolgersi al pronto soccorso, visto che quella maledetta febbre oltre i 40 gradi non accennava a scendere e che i problemi respiratori cominciavano ad aggravarsi.
Gisella era arrivata al pronto soccorso del San Giovanni di Dio - spiega il direttore sanitario, Antonello Seminerio - solo nella tarda mattinata di domenica, quando era già in condizioni di arresto cardiaco. Ad avvertire il "118" erano stati i vicini, che non vedendola da qualche giorno si erano preoccupati. Abitava in un appartamento in una frazione di Agrigento.
Ad aprire la porta sono stati i vigilidel fuoco: Gisella era immobilizzata sul suo letto. All'ospedale era giunta dopo almeno due giorni di febbre altissima, oltre i quaranta gradi. Le manovre rianimatorie messe in atto dai medici non hanno sortito alcun effetto, e Gisella è spirata nel primo pomeriggio di domenica.
Dal San Giovanni di Dio i medici frenano sulla relazione tra la morte e il virus: «Non vi sono dati oggettivi - dice Seminerio - che ci inducano a pensare che la causa del decesso sia l'influenza A. Va detto che la donna aveva gravissime patologie croniche. Quando è giunta qui, era molto grave: non abbiamo avuto neanche il tempo di sottoporla al tampone rinofaringeo». In assenza di esposti da parte dei familiari, la magistratura, che ha già ricevuto il rapporto stilato dagli agenti in servizio al posto di polizia, non ha ordinato esami necroscopici specifici. Ma per fugare ogni dubbio la direzione dell'ospedale ha insistito per l'autopsia. Il ministero della Salute, infatti, spinge perché la casistica sia la più precisa possibile.
Il caso ha fatto il giro della città, e la paura del contagio dilaga. Si tratta del sesto caso conclamato di influenza A in provincia di Agrigento, ma è il primo con esito mortale. Sgomento nel quartiere dove Gisella abitava e dove in tanti conoscevano molti aspetti della sua vita recente. segnata dalla malattia e dalle disavventure sentimentali che avevano minato la sua tenuta psicologica. Ma aveva tanta voglia di vivere, e per questo aveva deciso di vaccinarsi. Cercava di sfuggire a una minaccia che temeva e che alla fine l'ha condannata.
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Notizie - Frosinone
Sanità
Nuovo look per 9 postazioni del 118
SanitàIl risultato conseguito a seguito di un esposto presentato dalla Fials
Nell'ottobre 2008 la Fials, con un esposto presentato dal segretario provinciale Francesco D'Angelo, per il tramite del legale di fiducia dell'organizzazione sindacale, avvvocato Giuseppe Tomasso, aveva sollevato il problema della fatiscenza e della inadeguatezza alle esigenze lavorative del personale della maggior parte delle postazioni 118 dislocate sul territorio provinciale, invocando un intervento dei vigili del fuoco e del servizio Presal.
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A quell'esposto seguì una pesante multa con tanto di prescrizioni irrogata all'Ares e alla Asl. Data la delicatezza del problema ci fu un vertice anche in prefettura, presieduto dal prefetto Cesari, a cui parteciparono i sindaci dei comuni in cui si trovavano le postazioni 118 interessate dall'esposto dal momento che, uno dei principali problemi da risolvere, era l'individuazione di locali adeguati visto che l'Ares non aveva un proprio patrimonio immobiliare. Oggi al culmine della vicenda, dopo il fattivo impegno degli enti interessati, nove postazioni del 118 sono state (o sono in via di ultimazione i lavori la cui scadenza è stata fissata al 15 dicembre) ristrutturate, adeguate o rifatte ex novo. Un esempio di buona amministrazione che ha visto impegnati in prima linea, per la risoluzione delle problematiche evidenziate dalla Fials, Marinella D'Innocenzo, direttore generale dell'Ares 118, il commissario staordinario dell'Asl di Frosinone, Antonietta Costantini, Lauro Sciannamea, direttore della centrale operativa 118 di Frosinone, l'ingegnere Mauro Palmieri, responsabile patrimonio tecnico e immobiliare dell'Asl di Frosinone e l'ingegnere Furio Befani, responsabile tecnico dell'Ares 118. Tra le postazioni già completate vi sono quelle di Atina, Fiuggi e Isola del Liri, mentre tra quelle che saranno consegnate entro il 15 dicembre vi sono quelle di Ceccano, Ceprano, Alatri, Anagni, Ferentino e Veroli. «È stato fatto un grande sforzo ed un proficuo lavoro di collaborazione tra Ares e Asl» ci ha detto il direttore della centrale operativa 118 di Frosinone, Lauro Sciannamea. «È stato raggiunto in pochissimo tempo un risultato straordinario che consentirà al personale di avere postazioni moderne e funzionali a tutto vantaggio della qualità del servizio da offrire all'utenza. Un particolare plauso va rivolto ai tecnici, l'ing. Palmieri dell'Asl e l'ing. Befani dell'Ares, che hanno svolto un lavoro ottimo». «L'intervento - ci ha detto il commissario straordinario dell'Asl Antonietta Costantini - è stato pianificato a livello regionale con il commissario straordinario e il vice presidente della Regione. L'iter è stato molto veloce consentendo di ottenere un risultato immediato. Siamo soddisfatti per come si sono evoluti gli eventi, ma questo è solo un primo passo. La politica che stiamo seguendo è quella di adeguare e ammodernare tutte le strutture del territorio per venire incontro alle sempre più crescenti esigenze della popolazione». I lavori alle postazioni, eseguiti da un ditta di Reggio Emilia vincitrice del bando regionale di gara, sono stati realizzati con un finanziamento regionale di 630.000 euro.
Pietro Pagliarella
24/11/2009
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lunedì 23 novembre 2009
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ALTRE DUE VITTIME IN ITALIA. Un uomo di 44 anni, risultato positivo al test dell’influenza, è morto nell’ospedale di Catanzaro, dove era stato ricoverato un mese fa nel reparto di malattie infettive. E all’ospedale San Martino di Genova è deceduto un uomo di 50 anni ricoverato giorni fa per le complicazioni seguite all’affezione influenzale di tipo A.
IN SICILIA. Arriveranno domani all’Istituto Zooprofilattico di Palermo altri 63.200 dosi di cui 30.251 destinate alla Sicilia Occidentale (15.624 Asp 6 Palermo, 5.724 Asp 1 Agrigento, 3.425 Asp 2 Caltanissetta e 5.478 Asp 9 Trapani), altre 32.949 per la Sicilia Orientale destinate all’ospedale Cannizzaro (13.595 Asp 3 Catania, 8.218 Asp 5 Messina, 5.036 Asp 7 Siracusa, 3.918 Asp 8 Ragusa, 2183 Asp 4 Enna). Con la quinta distribuzione sono saliti a 326.746 le dosi finora assegnate dal ministero della Salute alla Sicilia che, com’è noto, riceverà in totale entro la fine di dicembre 701.000 dosi. Così come annunciato dal viceministro della Salute, Ferruccio Fazio a Cefalù, giovedì scorso, quello che preoccupa è la mutazione del virus: «Se dovesse "sposarsi" con l’aviaria o con altri virus particolari che sono diffusi in ambito asiatico – ha detto Fazio – c’è davvero da preoccuparsi e soprattutto per le categorie dei soggetti più giovani. Ecco perché tra una decina di giorni provvederemo a dare il via libera in tutte le stazioni vaccinali del Paese alla vaccinazione di massa per i soggetti di età compresa tra i 6 mesi ed i 27 anni di età che non presentano patologie. Cioè soggetti sani». Intanto, sono migliorate anche se rimane la prognosi riservata le condizioni della mamma di Caltagirone ricoverata all’Ismett e sottoposta ad Ecmo (assistenza di ossigenazione extracorporea). Miglioramenti anche per la giovane donna Trapani e dell’uomo di Modica entrambi in terapia antivirale. Gravi invece, le condizioni dell’altra mamma, quella di Siracusa ancora in Ecmo e di Salvatore Cuzzocrea, medico messinese e figlio di Diego ex rettore della città dello Stretto.
«ANCHE DA NOI MUTAZIONI». Anche in Italia sono state rilevate alcune mutazioni del virus A/H1N1, ma non si tratta di mutazioni «rilevanti» in quanto non inficiano né l’efficacia del vaccino antipandemico disponibile né indicano una acquisita maggiore virulenza del virus. A spiegarlo è la responsabile del Centro nazionale influenza dell’Istituto superiore di sanità (Iss) e coordinatrice della rete dei laboratori Influnet, Isabella Donatelli. L’andamento del virus H1N1, ha detto, è in ogni caso sotto i riflettori della rete nazionale dei laboratori-sentinella Influnet (23 in tutta Italia), e se altri tipi di mutazioni dovessero verificarsi, sarebbero rilevate dai laboratori entro i tempi tecnici necessari per le analisi, ovvero 2-3 giorni.
SEMPRE VALIDI VACCINO E FARMACI. Si tratta di una mutazione «sporadica e spontanea», ha confermato oggi il direttore generale Prevenzione e sanità del ministero del Welfare, Fabrizio Oleari. «Abbiamo verificato con l’Oms - ha aggiunto - che anche il virus nella forma modificata mantiene sostanzialmente la sua sensibilità ai farmaci antivirali e il vaccino mantiene la sua efficacia».
REBUS AVIARIA. La mutazione del virus «non è necessariamente associata al fatto che il virus possa essere diventato più aggressivo o pericoloso », tant’è che essa è stata osservata sia in casi lievi che gravi. Dunque, per ora non ci sarebbero pericoli, ma la guardia resta «alta», ha confermato anche la virologa Ilaria Capua, dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie di Legnaro (Padova). Il monitoraggio, ha aggiunto, è «fondamentale, perché non si può escludere il verificarsi di nuove mutazioni del virus eventualmente più pericolose». Un altro rischio, ha inoltre sottolineato, è quello di un «riassortimento del virus A/H1N1 con il virus H5N1 dell’influenza aviaria, perché in questo caso si determinerebbe un nuovo virus con ogni probabilità molto aggressivo, data l’alta aggressività di H5N1».
| 22.11.2009 | Antonio Fiasconaro |
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ROMA. In Italia altri due morti per l'influenza A. Intanto gli esperti rassicurano: la mutazione del virus, verificatasi in tre pazienti in Norvegia, non lo rende più pericoloso. Un uomo di 44 anni originario di Vibo Valentia è stato trovato positivo al virus A/H1N1 ed è morto nella notte all'ospedale di Catanzaro. Era stato ricoverato un mese fa circa nel reparto di malattie infettive, ma poi le sue condizioni sono peggiorate al punto da rendere necessario il trasferimento nel reparto di rianimazione. Lì è morto la notte scorsa. In calabria sale così a quattro il numero delle vittime dell'influenza A, tra cui una bambina di 15 mesi.
All'ospedale San Martino di Genova è deceduto ieri mattina un uomo di 50 anni ricoverato giorni fa per le complicazioni seguite all'affezione influenzale di tipo A. Si tratta di Pasquale Savarese, di Savona. Era affetto da gravi problemi cardiaci precedenti all'influenza ed era dializzato. Era stato inizialmente ricoverato al San Paolo di Savona e successivamente trasferito al San Martino. Secondo i sanitari il paziente aveva reagito molto bene alla cure dal punto di vista respiratorio, ma la grave insufficienza cardiaca ne ha causato la morte.
In Italia il virus A/H1N1 non ha cambiato la sua carta d'identità. È rimasto stabile e «non ha registrato nessuna mutazione» come invece avvenuto in Norvegia e in altri Paesi. Ad assicurarlo è Gianni Rezza, direttore del Dipartimento malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità, uno degli esperti in prima linea nella lotta italiana alla pandemia.
La metamorfosì registrata in Norvegia e quelle emerse in altri Paesi come Stati Uniti e Cina «sono sporadiche, si tratta per ora di eventi molto isolati e circoscritti geograficamente». Il virus mutato fotografato dai ricercatori norvegesi «risulta più aggressivo a livello polmonare, nel senso che - spiega Rezza - sembra causare polmoniti più gravi. Ma è meno contagioso - assicura - per questo non dovrebbe diventare il virus dominante. Comunque in Italia - ribadisce l'esperto - non si sono registrate mutazioni», Inoltre anche la nuova versione del virus registrata in Norvegia e resa nota dall'Organizzazione mondiale della sanità «non ha interessato proteine legate alla resistenza ai vaccini o agli antivirali. Ciò significa conclude l'esperto dell'Iss che non va ad intaccare l'efficacia» delle armi in campo per combattere la nuova influenza.
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notizie locali
Top 8 - Notizie Locali 

BRONTE: LETTERA – DENUNCIA A “LA SICILIA” DI UNA LAVORATRICE SFRUTTATA 22 novembre 2009
MALETTO: LINEA TELEFONICA PER L’INFLUENZA “A”; RANDAZZO: MOBILITAZIONE CONTRO I PARCHI EOLICI 22 novembre 2009
BRONTE: SETTIMANA DEI RIFIUTI; ATO JONIAMBIENTE CONFRONTO DURO MA COSTRUTTIVO SUGLI AUMENTI 22 novembre 2009
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BRONTE: LETTERA – DENUNCIA A “LA SICILIA” DI UNA LAVORATRICE SFRUTTATA
Inserito il 22 novembre 2009 alle 21:28:00 da bronte1185. IT - Bronte 118![]() Lettera – denuncia di una lavoratrice sfruttata, su “La Sicilia” di oggi, a pagina 48, nella rubrica “Lo dico a La Sicilia”; uno sfogo amaro, e una testimonianza di quanto sia difficile oggi, trovare un lavoro e sopravvivere. L’amara realtà, vista da dietro le quinte, di aziende che sfruttano i lavoratori negando anche i diritti essenziali. Domani tutto sarà dimenticato, e come scritto, troveranno sempre dei lavoratori che per pochi euro lavoreranno tutto il giorno e magari derideranno quella povera lavoratrice che non ci sta, e che ha avuto il coraggio di alzare la testa. Noi siamo vicini a questa lavoratrice, sperando che la sua ribellione serva a dare delle condizioni migliori a tanti altri lavoratori. SEGUE NEI DETTAGLI CON LA LETTERA Oggi trovare un lavoro è abbastanza difficile e anche quando si ha la "fortuna" di trovarne uno anche temporaneo è sempre la stessa cosa, ti fanno lavorare per pochi spiccioli e in condizione di quasi schiavitù. Tutto ciò è la premessa per quanto sto per raccontare. Trovo lavoro in una azienda dolciaria di Bronte: mi offrono 20 euro per 8-9 ore di lavoro, mi considero fortunata e mi reco il primo giorno in azienda alle ore 5,45 del mattino. Lavoro per 8 ore senza poter scambiare una sola parola con la mia collega di lavoro perché proibito; dopo 5 ore, con una sorvegliante che mi dice continuamente di fare presto e mi sta con il fiato sul collo, posso riposarmi solo 10 minuti, ma non posso nemmeno sedermi, continuo incessantemente a lavorare fino a fine turno con altri 20 poveretti che si considerano fortunati per aver ottenuto un posto precario e in condizioni di vera schiavitù. Non accetto queste condizioni di lavoro e dico alla mia "sorvegliante" che non intendo più continuare in queste condizioni perché offendono la dignità umana. Mi dicono che posso andarmene tranquillamente, perché al mio posto troveranno quanti "schiavi" vorranno. Alla fine mi viene negato anche il diritto di incassare i miei 20 euro guadagnati con tanto sudore dopo 8 ore di lavoro. Se l'Italia è un Paese civile queste cose non possono e non devono succedere anche se noi siciliani ormai accettiamo anche la schiavitù di imprenditori senza scrupoli che si arricchiscono "succhiando" il sangue ai poveri lavoratori. A. D. C. Tratto da “La Sicilia” del 22-11-2009 |
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domenica 22 novembre 2009
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Altro tema affrontato da Fazio è quello della riconversione dei piccoli ospedali: «Vanno chiusi per quanto riguarda all’assistenza ai cronici e riconvertiti in residenze assistenziali e per lungo degenti. Non si scappa. Si tratta di un percorso che già le altre regioni d’Italia, come il Veneto, la Lombardia, l’Emilia Romagna e la Toscana hanno fatto negli Anni 70 e anche là ci sono state agitazioni cittadine e manifestazioni in piazza. Ma si sono ottenuti ottimi risultati in fatto di ottimizzazione e razionalizzazione delle risorse. La stessa cosa deve farla la Sicilia e puntare su grandi ospedali specializzati dove i cittadini devono arrivare già con la diagnosi fatta dalle strutture del territorio che devono per questo essere potenziate. Per fare capire questo – ha detto Fazio – se necessario farò il giro dei paesi e dei piccoli Comuni: spiegherò ai sindaci e ai cittadini che la riconversione dei piccoli ospedali non si tradurrà né in licenziamenti né in assistenza sanitaria carente».
Gli ha fatto da eco l’assessore Russo: «Non a caso sono state ridotte del 12% le prestazioni inappropriate. Ora ci vogliono le risorse per andare avanti. Fondi necessari da impiegare al meglio. Fondi assegnati anche per la prevenzione e lo screening alle strutture private convenzionate quali gli ambulatori specialistici ». E l’assegno da 317 milioni di euro la Regione lo sta per incassare.
Altra novità annunciata da Fazio è quella che la Sicilia si doterà del primo centro per il monitoraggio dei costi. «La Sicilia – ha detto – sarà la prima regione d’Italia ad attivare un sistema di controllo dei dati economici e sanitari. Il 26 novembre in conferenza Stato-Regioni si darà ufficialmente il via libera. Tramite questo sistema – ha aggiunto – saranno monitorate e controllate le spese e i costi di farmaci e macchinari sanitari». E poi non poteva non parlare dell’influenza A/H1N1. Ha annunciato che tra 10 giorni partirà la vaccinazione anche a favore dei bambini e dei ragazzi fino ai 27 anni che non presentano patologie. «Ridadisco – ha detto ancora Fazio – l’assoluta importanza di vaccinarsi. Ricordo che si tratta di una pandemia contro la quale bisogna immunizzare il maggior numero di soggetti, soprattutto bambini e giovani. Tutte le associazioni pediatriche nazionali, infatti, concordono sulla utilità del vaccino»
| 20.11.2009 | Antonio Fiasconaro |
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Assobiomedica è l'associazione aderente a Confindustria che raggruppa le imprese fornitrici di strutture sanitarie sia a ospedali pubblici che privati: si occupa di prodotti chimici per le analisi, protesi e apparecchiature varie (Tac, Pet e tutti gli strumenti da sale operatorie). L'associazione guidata da Angelo Fracassi ha fatto uno screening dei ritardi nei pagamenti che inizia dal 1990, rilevando che 19 anni fa il ritardo minimo era di 344 giorni e quello massimo di 415. Il top è stato raggiunto nel '94, all'indomani della prima riforma nazionale della sanità (che ha introdotto le Asl): in Sicilia il ritardo nei pagamenti raggiunse allora i 514 giorni. Oggi, in presenza della seconda riforma della sanità (che ha sostituito le Asl con le Asp), Assobiomedica teme che la situazione peggiori: «Abbiamo già avviato un dialogo col governo regionale - spiega Fracassi - e prendiamo atto che la Sicilia sta tentando di introdurre modelli virtuosi. Ma chiediamo anche garanzie sul fatto che i crediti vengano pagati velocemente e senza subire intoppi nel processo che porterà le Asp ad ereditare i debiti delle Asl».
Una eventuale pioggia di decreti ingiuntivi, per un valore di 196 milioni, metterebbe in ginocchio la Regione e i conti della sanità in fase di sistemazione. Ma Assobiomedica ribadisce di aver avviato un dialogo con Lombardo e l'assessore Massimo Russo. E punta anche sull'approvazione a livello nazionale di una proposta che imporrebbe di spalmare tutti i debiti in cinque anni al tasso di interesse del 3% garantendo contestualemente per il futuro che ogni fornitura venga pagata in 90 giorni.
Ieri intanto l'assessore Russo ha diramato una circolare ai manager delle Asp in cui detta le regole per assegnare alle strutture private la premialità per il 2009 pari a circa il 5% del budget annuo che ammonta a 294 milioni. I requisiti necessari, identificati per ogni singola branca, riguardano l'impiego di tecnologie all'avanguardia, l'utilizzo di personale proporzionato all'attività svolta (in base a precisi parametri) e la presenza di certificazione di qualità.
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La visita in una struttura ospedaliera che si candida ad essere uno dei poli di eccellenza della regione è occasione per fare anche il punto sulle condizioni della sanità siciliana, che, secondo Fazio, «sta per superare il piano di rientro». A dimostrarlo sono i 3I7 milioni di euro sbloccati dal Ministero, prima tranche di finanziamenti che erano stati accantonati per inadempienze amministrative. Si tratta solo del 35 per cento circa della cifra complessiva. Un dato che, secondo l'assessore alla Sanità, Massimo Russo, «conferma che si è superata l'ipotesi commissariamento», anzi ribadisce Fazio, «la Sicilia si trova in un punto più avanzato rispetto alle altre regioni in cui si paventa questa possibilità». L'obiettivo resta la costruzioni di reti nazionali i cui nodi siano grandi ospedali specialistici che garantiscano i ricoveri, mentre i piccoli ospedali dovrebbero essere riqualificati per altri servizi. La Sicilia, intanto, sarà la prima regione ad acquistare un sistema di monitoraggio in tempo reale della spesa sanitaria. Un primato dal prezzo di 29 milioni di euro.
| 20.11.2009 | Filippo Passantino |
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Rimuovere i graffi dai cd in cinque minuti
Eccovi alcuni metodi casalinghi, mediante i quali dovreste essere in grado di rimuovere i graffi dalla superficie dei cd.Le superfici dei cd o dei dvd sono molto delicate. Infatti, basta una scorretta conservazione, ed ecco che la superficie di esso si striscia. Se avete sperimentato tutto quanto era nelle vostre conoscenze, ma non avete ancora risolto il problema, vi indichiamo altri metodi, mediante cui dovreste essere in grado di rimettere in sesto i vostri cd o dvd. Tuttavia, sia bene chiaro, quelle sotto riportate devono essere intese come "ultime spiagge", ossia soluzioni utilme al problema, cui ricorrere soltanto quando non c'è proprio più niente da fare. Di conseguenza, non ci assumiamo nessuna responsabilità nel caso in cui non riusciste a pervenire al risultato sperato. In sostanza, non vi assicuriamo che i vari metodi proposti possano effettivamente funzionare. Primo metodo – Il dentifricio Cosa vi serve: Un cd da pulire Dentifricio (possibilmente a pasta bianca e non colorata, senza granuli) Acqua di rubinetto Un batuffolo di cotone Un panno morbido Dieci minuti di tempo Sul mercato esistono dei costosissimi kit di riparazione, ma con questo metodo non servono. Prendiamo il supporto da pulire e mettiamoci sopra del dentifricio. Con un batuffolo di cotone leggermente inumidito (o con le mani, se preferite) spalmiamo per bene il dentifricio lungo tutta la superficie del cd, anche se ne è strisciata solo una piccola parte. Lasciamo agire il dentifricio per cinque minuti. Quindi prendiamo il cd e, sotto l’acqua corrente, togliamo con le mani ogni residuo di dentifricio. Quando abbiamo rimosso tutto il dentifricio, asciughiamo il supporto con un panno morbido e, voilà, la superficie ora è ben levigata! Ovviamente, devo ricordarvi che se la superficie presenta graffi profondi, questi potrebbero non venir via, neppure se lasciaste agire il dentifricio per giorni e giorni. Secondo metodo – La banana E' possibile rimuovere i graffi dai cd anche con questo frutto esotico, ma la procedura è un po’ più lunga. Cosa vi serve: Un cd da pulire Un pezzo di banana (con la sua buccia, da utilizzare in seguito) Un panno morbido Acqua di rubinetto Quindici minuti del vostro tempo Prendiamo il supporto da pulire e strofiniamoci sopra la polpa della banana con movimenti circolari. E' necessario strofinare tutta la superficie del cd. Lasciamo agire la polpa sul support per 5 minuti. Ripuliamo la superficie con la parte interna della buccia . Laviamo il supporto con acqua e asciughiamolo con un panno morbido.Anche per quanto riguarda questo metodo, è nostro dovere segnalare che i graffi molto profondi potrebbero non sparire, anche dopo giorni e giorni di duro lavoro.
fonte http://www.megalab.it/
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