

IIl dott. Enzo Picciolo,
segretario regionale
per l'Emergenza Sanitaria dello SMI.
09.05.2008 – A Messina l’Azienda Sanitaria Locale n. 5 tenta di operare una rimodulazione del servizio SUES118 per la parte che gli compete direttamente come azienda sanitaria, e cioè i PTE. Oltre alle ambulanze medicalizzate, nella provincia di Messina sono operativi 14 presidi territoriali di emergenza fin dal 1999 ed hanno erogato una assistenza territoriale h24 fungendo da filtro non solo ad eventuali accessi ai pronto soccorso, ma riducendo il numero di ricoveri impropri. Tuttavia la riorganizzazione del servizio che dovrebbe avvenire all’insegna del proposito di migliorare i livelli di assistenza da erogare all’utenza, potrebbe passare attraverso la scure di presunti tagli alla spesa. Al prezzo di 5 presidi l’Asl 5 ha infatti finora tenuto in piedi 14 strutture nelle quali l’attività del personale sanitario per anni è stato fondamentale nella stabilizzazione del paziente critico o nella risoluzione di casi che non necessitano di interventi specialistici di livello superiore.
Abbiamo incontrato e posto alcune domande al dott. Enzo Picciolo, responsabile regionale per l’Area dell’Emergenza Sanitaria Territoriale del SUES118 dello SMI, il Sindacato dei Medici Italiani.
Dott. Picciolo, una delle questioni si cui si discute a Messina è il trasferimento del PTE di Messina Nord dall’ex Ospedale Margherita ai nuovi locali del Mandalari. Sembra di capire che siete contrari a questo trasferimento.
Noi non siamo contrari al trasferimento del PTE dal Margherita al Mandalari, anche perché in entrambi i casi si tratta di ospedali dismessi. Chiediamo, però, che contestualmente al trasferimento ci sia un adeguamento alla normativa sui PTE. Infatti, non possiamo continuare ad immaginare che il personale medico continui ad operare all’interno di una struttura che viene denominata “Punto Territoriale di Emergenza”, senza che venga garantito lo standard minimo di operatività. Penso che sia importante adeguare queste strutture alle linee guida regionali per ciò che riguarda sia il personale impiegato sia la strumentazione. Ad oggi, diversamente da quanto stabilito dalle linee guida regionali, tutti i PTE e le postazioni medicalizzate di ambulanza sono sprovviste di infermiere. Questo significa che quando l’ambulanza è impegnata sul territorio per un soccorso nei PTE è presente un solo medico per assicurare l’emergenza. E’ evidente che si tratta di una condizione che non attiene alla definizione di PTE.
Qual'è dunque il vostro punto di vista?
Riteniamo che, a prescindere dal dibattito in essere sulla localizzazione dei PTE e sulla loro eventuale rimodulazione, sia ormai imprescindibile la presenza dell’infermiere sia nei PTE che sulle ambulanze medicalizzate, perché anche nel caso di una loro eventuale rimodulazione l’infermiere rimarrebbe a bordo delle ambulanze.
Mi pare di capire che siete contrari alla chiusura dei PTE, o no?
Siamo la prima provincia in Sicilia per numero di ambulanze medicalizzate e siamo la provincia che per prima a partire dal 1999 ha provveduto ad attivare le prime 14 ambulanze medicalizzate con i rispettivi PTE; e in questo contesto il medico assolveva ad entrambi i compiti. Nel 1999 l’unico riscontro normativo dei PTE era nel Piano Sanitario Regionale. Le linee Guida regionali di disciplina del settore risalgono al 2001. Ad oggi il nostro sistema dei 14 PTE è rimasto invariato, ad esso si sono invece aggiunte le ambulanze medicalizzate fino ad arrivare alle attuali 21 postazioni. Però è bene precisare che il “piano di rientro” non interviene in merito, come diversamente ha fatto con i decreti attuativi relativi la guardia medica; il piano si è semplicemente fermato sul numero dei PTE che il decreto del 2002 assegnava alla nostra provincia. Questo perché il sistema dei PTE con l’attuale organizzazione provinciale non si differenzia per costo rispetto alla semplice postazione di ambulanze medicalizzata che di fatto rimarrebbe al posto dei dismessi PTE.
Ma ci sarebbe comunque un risparmio della spesa sanitaria nel caso si dovesse procedere alla riduzione del loro numero?
Potrà sembrare assurdo, ma le cose non stanno così. La riduzione del numero dei PTE attualmente esistenti sortirebbe l’effetto opposto rispetto a quanto atteso; e ciò perché i restanti cinque PTE dovrebbero essere portati a norma. Quindi, a mio avviso, il dibattito all’interno della provincia di Messina si sposta dalla questione "spesa" alla questione "riorganizzazione" della emergenza sanitaria territoriale, quindi sul nuovo modello organizzativo che vogliamo darci.
Noi abbiamo sul territorio delle strutture che nel 1999 abbiamo denominato PTE ma che non rispondono alle attuali linee guida, e che comunque forniscono ed erogano una assistenza territoriale nelle 24 ore. Nel caso di una loro soppressione, intesa come riduzione a cinque, sul posto rimarrebbe comunque un medico legato alla postazione di ambulanza medicalizzata, ma che non potrebbe più fare ambulatorio, sià perché questo non verrebbe più garantito dall’Azienda sia perché non potrebbe eventualmente operarvi per motivi sia assicurativi, legali e organizzativi. E’ indiscutibile che i PTE pur nelle loro contraddizioni hanno finora svolto e continuano a svolgere un ruolo assistenziale alla popolazione, che verrebbe meno solo perché non riusciamo ad identificarne l’attività. Guardi che una soluzione potrebbe anche stare nella terminologia da utilizzare, basterebbe denominare queste strutture Punti Territoriali di Assistenza (PTA) e senza cambiare nulla i livelli di assistenza non subirebbero alcun pregiudizio.
Significa quindi rinominarli tutti?
No. I cinque PTE su cui si crede di dover maggiormente investire rimarrebbero tali. Verrebbero modificati nella forma e non nella sostanza gli altri.
Scusi, ma quali dovrebbero essere allora i parametri e i requisiti su cui misurare la scelta dei cinque PTE?
Beh! Non è semplice. Credo che per la scelta non bisogna tenere conto solo del numero delle prestazioni, ma considerare soprattutto dove si vuole portare assistenza. E’ opportuno privilegiare posti con maggiore densità abitativa e con maggiori risorse sanitarie? Oppure portare assistenza alle popolazioni con scarse risorse sanitarie sebbene con un numero di interventi più contenuto?
E per quanto riguarda le ultime disposizioni assessoriali sulla riduzione del numero delle ambulanze, qual è la vostra posizione?
Sono perfettamente d’accordo sulla riduzione del numero delle ambulanze e, considerata l’attuale organizzazione del SUES-118, anche per la soppressione delle ambulanze non medicalizzate posizionate successivamente al decreto del 2001. Invece, non sono d’accordo sull’individuazione delle ambulanze da sopprimere sulla base di un criterio meramente numerico, ossia basato sul basso numero di interventi effettuati.
Insomma, la posizione dello SMI è dunque quella di privilegiare la riorganizzazione rispetto al taglio fine a se stesso!
Esattamente. Da tempo ci battiamo per una riorganizzazione della emergenza sanitaria territoriale, la nostra è la provincia che per prima ha istituito il servizio di emergenza sanitaria territoriale e, come mi piace spesso ripetere, siamo pronti alla “fase due”.09.05.2008, MEDPress.it
http://www.medpress.it/news/articolo.php?id=299


















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